La Valle delle Ferriere

La Valle delle Ferriere

Nel cuore di Amalfi c’è un mondo sconosciuto e meraviglioso da scoprire, pronto ad incantarvi con lo spettacolo di una natura prodigiosa. Vi basterà lasciar andare lo sguardo oltre gli splendidi e ben noti scorci costieri per ritrovarvi in un caleidoscopio di scenari emozionanti e inimmaginabili, che sorprenderà i vostri occhi.

La Riserva Naturale Orientata “Valle delle Ferriere”, esempio di eccezionale bellezza, vi stupirà per la varietà dei suoi colori, dei suoi effetti di luce, della sua vegetazione, alternando zone tipiche dei paesi tropicali con quelle più familiari della nostra macchia mediterranea.

Entrerete in un’oasi straordinaria, in cui il gioco di allegre sorgenti crea, come per magia, suggestivi stillicidi e invitanti cascate: una ricchezza d’acqua incredibile che, disperdendosi nell’ambiente, dà vita a specie rarissime di piante, come la “Woodwardia radicans”, vero e proprio “fossile vivente” risalente al lontano Terziario.

 

Segnalata per la prima volta nel 1710 dal botanico Micheli, questa “regina” della flora preglaciale, dalle foglie “giganti”, indivise, che raggiungono anche i 180 cm di lunghezza, è tipica delle regioni calde a forte piovosità: India, Cina, Azzorre, Spagna e Portogallo. In Italia è rarissima.

Oltre che in questa riserva, è stata segnalata tempo fa anche ad Ischia, in Calabria e nel Messinese.

Ma nella Valle abitano anche altre signore della flora, come alcune orchidee dai vivaci e molteplici colori e la “Pinguicola hirtiflora”, graziosa pianta carnivora, dai fiori rosa, che ama nutrirsi di piccoli insetti.

Ci troviamo in un habitat ideale per numerose specie animali, come la “Salamandrina dagli occhiali”, innocuo anfibio in miniatura, dal colore rosso scuro, con due macchie chiare sulla testa che hanno il compito di rendere il suo aspetto più terrifico.

 

Con un po’ di fortuna, cercando fra le anse del rio Canneto, come già segnalato dal WWF, potreste avvistare persino la lontra, intenta a cibarsi di trote.

Tra le varie presenze ci sono, ancora, insetti acquatici come libellule, efemere e tricotteri, raganelle saltellanti, uccelli ed altri piccoli mammiferi che vi accompagneranno in questo affascinante regno naturale.

La Valle dei Mulini costituisce la parte terminale del corso del Torrente Canneto prima che lo stesso attraversi il centro abitato di Amalfi.

Il nome di questa porzione di Valle deriva dagli insediamenti dei mulini per l'industria delle paste alimentari che poi dovette cedere alla concorrenza delle industrie di Torre del Greco, Torre Annunziata e Gragnano.

Tra il XII° ed il XIII° secolo alcuni mulini furono sostituiti dalle cartiere, dove si cominciò a produrre una carta ricavata dalla macerazione degli stracci di cotone, lino e canapa, con una tecnica originaria della Cina, importata nei paesi arabi ed introdotta in Occidente e perfezionata proprio dagli Amalfitani.

La carta prodotta ad Amalfi, la cosiddetta carta bambagina, era molto pregiata soprattutto le filigrane con stemmi, simboli e disegni e si diffuse talmente che Federico II°, nel 1220, ne vietò l'uso per gli atti pubblici.

Durante il '700 l'attività raggiunse il suo apice, ma alla fine dell'800 la mancata meccanizzazione dei processi produttivi causò un rapido decadimento di quasi di tutte le cartiere. Delle sedici cartiere che operavano nella Valle soltanto due sono ancora attive, mentre le altre sono abbandonate e in rovina lungo il corso del Canneto.

All'inizio della Valle dei Mulini è da pochi anni attivo il Museo della Carta, che raccoglie i macchinari ed i prodotti della lavorazione della carta.

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